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Crac - "Meditation Surface" di Pier Lanzillotta

Dopo il successo delle prime due mostre, CRAC - Castelnuovo Rangone Arte Contemporanea - lo spazio di via della Conciliazione ricavato in una sala comunale all’interno delle antiche mura cittadine, ospiterà la terza esposizione dell'edizione 2019, “Meditation Surface” di Pier Lanzillotta.

L'inaugurazione è in programma sabato 8 giugno alle 17: anche in questo caso, lo spazio, consentirà agli interessati di ammirare le opere ogni giorno a qualsiasi ora. La sala infatti è illuminata dall’interno e grazie alla vetrina trasparente le opere d’arte saranno visibili sempre dall’esterno. L’idea di CRAC è di abbattere in un certo senso le barriere fisiche per consentire una fruizione piena e ininterrotta delle opere artistiche, svincolando l’esperienza della visita della mostra a orari o giorni prestabiliti. Il tutto in un contesto pubblico che richiama il legame tra la storia – CRAC valorizza una parte delle antiche mura cittadine – e la contemporaneità artistica che nello spazio trova ospitalità.

Labirinti di segni e pensieri
Fulvio Chimento

La produzione artistica di Pier Lanzillotta (Modena, 1982) si caratterizza per una certa trasversalità linguistica. Nei lavori di questo artista c’è un quid che si manifesta in modo ripetitivo e ossessivo: pare che le sue opere suggeriscano dei percorsi per identificare il materiale deposto nell’inconscio. Lanzillotta sembra interessato a portare alla luce soprattutto informazioni legate alla propria infanzia, per farle divenire patrimonio collettivo. Il tratto distintivo dei suoi disegni, per esempio, il segno nero su carta bianca, è presente in forma similare già in tenera età: le prime prove che attestano questo tratto risalgono al 1993, quando Lanzillotta era poco più di un bambino. Alcuni di questi disegni “puerili” sono stati presentati in occasione della mostra Delay 1993-2013 al Museo Civico di Castelfranco (2013).
Nella sua produzione più recente, Lanzillotta ha portato a estreme conseguenze la componente lenticolare presente in origine nel suo lavoro. In questa evoluzione sembra aver seguito il consiglio di uno dei suoi “padri spirituali”, quel William Blake che ci suggerisce di “vedere l’universo in un granello di sabbia”. Il segno grafico dell’artista, quando lo si osserva a distanza, si caratterizza per un’apparente semplicità, mentre avvicinandosi all’opera presenta una complessità che invita all’analisi introspettiva. Il suo disegno è simile (concettualmente) al lavoro compiuto da un incisore: scavato piuttosto che tracciato, sottrae graficamente inquadrando minimi frammenti di spazio. I lavori di Lanzillotta, per essere apprezzati integralmente, devono essere osservati da vicino, possibilmente disposti orizzontalmente, non necessariamente a parete. La componente geometrica ha una valenza determinante in questi disegni: la dimensione labirintica delle tracce diviene, in alcuni casi, claustrofobica, fino a intrappolare la psiche del fruitore in questa dimensione segnica. L’artista non suggerisce una via d’uscita dal labirinto, anche per questo i suoi lavori rifuggono dal compiacimento dello spettatore.
La produzione di Lanzillotta è connessa alla sua passione per la ricerca musicale. Del Lanzillotta “musicista” si può rintracciare la ripetitività del gesto segnico nei suoi lavori su carta. La musica è utilizzata come sottofondo in grado di ispirare le opere, che vengono eseguite a mano in modo quasi automatico, come in un flusso di coscienza. Quello di Lanzillotta non è un lavoro “facile”, né nella realizzazione, né nella fruizione: è un lavoro lento, che raramente vive di slanci, e che non offre un approdo sicuro.
Alla recente produzione, che tende alla figurazione, ho sempre preferito i lavori maggiormente “astratti”, come la serie legata a La replica di Plutone. Inoltre mi sembra che questa produzione abbia una naturale propensione a trasporsi su formati grandi, oppure, per opposto, molto piccoli. Il segno di Lanzillotta è in grado di “camminare” fuori dal foglio e di invadere la materia, per diffondersi su superfici ampie, che varcano i confini dello spazio assegnato, come dimostrato nel progetto intitolato ARTEinATTESA e curato da Gianfranco Maraniello presso una parete esterna dell’Ospedale Policlinco di Modena. Tuttavia, e per fortuna, il suo stile mantiene un’autonomia anche quando si relaziona con lo spazio pubblico, tratto distintivo che lo tiene lontano dalle tendenze legate alla street art.
La collaborazione di Pier Lanzillotta con Ceramiche Refin, che prevede la stampa del suo lavoro su pannelli di gres, è naturale sviluppo della sua ricerca espressiva. Tale collaborazione può costituire un punto di partenza per rendere maggiormente riconoscibile e fruibile il lavoro di questo artista, che presenta una naturale attitudine a guardare con interesse a nuovi spazi di contaminazione. Aspetto che può offrire delle sorprese, per quanto il suo lavoro rimanga legato alla condizione intima e meditativa del disegno.
Lanzillotta è un artista che negli ultimi anni ha preso parte a numerosi momenti espositivi in spazi pubblici e privati organizzati in Emilia-Romagna e fuori dai confini regionali, come la Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, a Parigi nel 2009.
Nel corso degli ultimi anni di attività, e in periodi differenti, si sono interessati al suo lavoro vari critici e curatori, tra cui: Fabiola Naldi, Ilaria Dall’Olio, Gianfranco Maraniello, Alice Zannoni, Paolo Credi, Patrizia Siligardi, Simona Gavioli, Maria Letizia Tega, ma anche artisti come Andrea Chiesi e Wainer Vaccari, che hanno curato un suo intervento presso La Feltrinelli di Modena, nel 2012.

http://www.pierlanzillotta.com

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Primo inserimento del 30/05/2019 -- Ultimo aggiornamento del 24/07/2019 ore 09:44 -- N° visioni: 241 -- Stampa
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